Non mi si chieda il pianto greco

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Non mi si chieda il pianto greco:
gli accordi che ricordo sono pochi.
Ora, va bene il La minore,
e scendere e salire sulle corde,
ma non mi va di unirmi al triste coro
che mette mano alla tastiera
ad ogni nuovo presidente eletto;
non era mica santo il vecchio:
teneva le due mani sui bottoni,
e comandava i droni con un dito,
seduto nella stanza dei bottoni.

Aveva più eleganza, certamente,
e un nobel per la pace sul ripiano,
tra la finestra e il caminetto;
fuori la moglie coltivava l’orto
per preparare gli spaghetti al sugo
coi pomodori del suo orto.
Poi, tutti i giorni, si piangeva il morto
morto lontano, nel vicino Oriente,
dove le bombe portano la pace.

Ora è cambiato presidente: pace,
ma avremo sempre bombe da sganciare
e piangeremo ancora le notizie:
per questo Dio ci ha dato le faccine
da mettere nei post come commento.
Con una lacrima, commento
l’Iraq, la Siria, i rifugiati,
l’ennesimo omicidio in Palestina,
dove i coloni non sono un problema
che possa ostacolare i negoziati.

Il nuovo presidente mi fa schifo,
il vecchio, a ben vedere, pure.

[Mario Badino, notte tra il 10 e l’11 novembre 2016]

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