Risacca

Pubblico, con qualche settimana di ritardo, l’immagine realizzata dall’artista Loredana Redavid a partire dalla mia poesia «Risacca», contenuta in «Cianfrusaglia» (Edizioni END, p. 11).

Di Loredana Redavid linko la pagina Facebook.

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Risacca

A volte l’insoddisfazione è fonda
e prende forma di gambe, di sguardi,
di libertà intraviste o, viceversa,
di sentimenti che hai lasciato indietro,
e t’hanno appiccicato il loro odore
tra la pelle e i vestiti, come essenza
di legno, di muschio, e malinconia.

[Mario Badino]

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Figli

Questa poesia è tutto ciò che riesco a dire – ai miei figli, ai figli degli altri – di fronte alle immagini di orrore che si susseguono sugli schermi. Non solo il terrorismo: anche la guerra permanente, i profughi e i migranti che muoiono in mare o si ammassano davanti a frontiere chiuse col filo spinato.

Figli

E noi che dopotutto siamo vostri
e madri, e padri, e vi abbiam messi al mondo,
in quale mondo vi abbiam messi, cari;
voi perdonateci di questo,
e d’ogni nostra incuria.

E, se potete, non v’inchinate all’odio.

[Mario Badino]

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Postini

Poesia d’amore. Per i postini e non solo.

Postini

Volere bene ai postini,
amare quelle mani,
le braccia i gomiti le pance,
i piedi chiusi in scarpe
lanciate sull’asfalto, sulla terra,
sul tappetino dell’auto.

Immaginare vite da postino
lungo le strade urbane, trafficate,
giri più ampi oltre la cintura
d’incroci e tangenziali;
il corpo a corpo insulso con i cani,
il cielo fatto pioggia,
i motorini, insetti nell’ingorgo;
il rimanere al chiuso,
sui piedi,
nelle scarpe,
davanti a buste bianche,
decifrare indirizzi.

Volere bene ai postini, senz’altro,
scrutare le persone,
braccia, furgoni, mani
che tra bollette e plichi,
lettere inutilmente commerciali,
avvisi di giacenza,
annunci non graditi e volantini,
a te le mie parole,
a me le tue consegnano veloci,
perché possiamo dirci,
perché possiamo averci da lontano:
se ci spediamo in tempo,
se ci spediamo adesso,
magari domattina ci incontriamo.

Voler bene ai postini.

[Mario Badino]

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Quantunque Ilaria Ricci

Il titolo è provvisorio, perciò non credo che sarà cambiato.

Quantunque Ilaria Ricci

Da quando non so più che cosa pensi,
mi manchi come l’aria.

«Ilaria chi?»
mi chiederesti,
se ancora mi tenessi nei pensieri,
o se mi amassi,
o se fossi curiosa,
gelosa di sapere cosa faccio.

D’accordo. Ilaria Ricci, la barista
del bar vecchio di Pina,
quel caseggiato un po’ cadente
in via del Ritornello ventisette.
Due belle tette,
per dirla volgarmente,
e quel sorriso che la trasfigura.
Ilaria che mi parla di natura,
del mare neghittoso,
che la calma, che la reclama,
del fine settimana a Francoforte,
e che mi stringe,
a sé, nel letto, forte.

Dimmi “Non far lo stronzo”, a questo punto.
Dimmi “Non sei per niente spiritoso”.

Se ancora t’importasse,
a questo punto parleresti;
avresti insulti da scagliarmi addosso.
Se mi volessi,
mi porteresti a dire
che quando non ti sento non Ilaria,
che quando non ti sento manca l’aria.

Ilaria Ricci, al bar vecchio di Pina.

[Mario Badino]

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Pokemon

Uno scherzo anche questo. Del resto, secondo me i Pokemon non esistono nemmeno.

Pokemon

Oggi mi han fatto vedere
questa cosa dei Pokemon

(gotta catch ’em all, adesso
che so che son tra noi),

la novità geniale
che tu vaghi tranquillo per la strada,
e – metti che non c’è un’anima in giro
e tu non vuoi star solo –
punti lo smartfon tutt’intorno
e – oh! – c’è sempre un Pokemon nascosto:
è lì, a qualche metro dai tuoi passi,
e tu lo puoi vedere, appare,
mentre vaghi tranquillo
nelle strade consuete,
e, sì, lo puoi acchiappare con un raggio.

Cioè, son dappertutto:
per strada, al parco, nel parcheggio,
ma puoi trovarli pure a casa tua,
magari nell’armadio,
che un po’ fa anche paura.

Eppure devo aprire quell’armadio,
eppure devo prendere i vestiti,
e vorrei pure prepararmi, adesso.

E però no: c’è Picaciu nel cesso.

[Mario Badino]

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Sushi sugli usci

Uno scherzo, che altro?

Sushi sugli usci

Solo se esci.
Non biascicare scuse,
Puoi pure non andare.
Però, se esci,
comprami i pesci
– i pani dalli ai cani
non ho bisogno di altri pani,
non ho bisogno di altri cani
– ma i pesci,
i pesci fatti sushi,
tu portali agli usci.

[Mario Badino]

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ll bimbo delle fiabe

Poesia scritta e registrata per l’Indiebook Festival di Aosta, organizzato dalle Edizioni END. Parla del bimbo delle fiabe, ma non è un testo per bambini; oppure sì, ma è amaro, come certe fiabe. Parla del bimbo delle fiabe e dei bambini senza fiaba. Quelli piccini e quelli cresciuti.

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Io per fortuna

Metrica liberissima. Parlo di guerra. Non è una novità, ma i tempi sono questi. «Io per fortuna» è titolo provvisorio. Ritengo non sia ancora finita, ma inizio a pubblicare questi versi. «Io per fortuna – parte I», allora.

Io per fortuna (- parte I??)

Io per fortuna non ne ho visti mai,
cadaveri in strada,
ma ho visto le immagini trasmesse,
i corpi di bambini massacrati,
i visi delicati;
e certo le bombe non sono l’esclusiva,
neppure di lontano,
dei terroristi spaventosi e brutti,
di quelli con la barba e la bandiera:
i mandanti indossano la giacca,
giacca e cravatta (appretto); e gli aviatori,
celesti esecutori,
portano divise e gradi veri, lassù, nell’alto dei cieli;
centrano in terra gli uomini di buona volontà.

Io per fortuna non ne ho viste mai,
esplosioni che squarciano la quiete,
e già tollero poco i motorini, i botti,
la gente al cellulare; non riesco a immaginare
che sono in casa quando crolla il tetto,
il piano sopra se ne viene sotto
muoio schiacciato, rotto,
perché di sotto, o sopra oppure a lato
vive – viveva – il terrorista,
con la famiglia, i figli oppure solo.

[Mario Badino, notte tra il 15 e il 16 dicembre 2015]

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Stèmbaimì

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Mi accorgo di non aver mai pubblicato sul blog questa poesia, che è stata presentata a Leinì (Torino), al Caleido.Scoppio del 30 luglio 2015, con l’accompagnamento alla chitarra di Federico Folclash Bormida (provate a immaginare che canzone ha eseguito).

È un testo un po’ diverso dal solito per metrica e lunghezza del verso – ho cercato la semplicità – e l’argomento, per una volta, è – vorrebbe essere – l’amore.

Della serata di luglio esiste un video, che spero di pubblicare prossimamente.

La foto della luna è stata scattata da Alessandro Marangio. Il telescopio è di Ivo Mitrugno.

Stèmbaimì

Enuèndenàitascàm
endelendisdark,
e la luna scintilla
nel cielo sulla terra,
e la terra è serena,
e le stelle son braci
che la vegliano belle,
e mi guardi e ti guardo,
ed il mondo è qualcosa

Uèndenàitascàm,
endelendisdark,
ma non completamente,
e la luce del cielo
riesce a muovere i passi
che ci portano svelti,
e ti sento e mi senti

So, so uèndenàitascàm,
e la terra rinfresca,
l’aria tocca le braccia
e ci bagna la pelle,
ci stringe,
e ci porta ad amarci,
en delendisdark,
sopra i corpi intrecciati,
sotto il cielo di luna
e restiamo intessuti
fino a farci vicini.

[Mario Badino, 29-30 luglio 2015]

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SE-NW: sulla Diagonale d’Italia

diagonale_se_nw

Da Mesagne (Brindisi) ad Aosta ci sono 1189 km, 12h09 di viaggio in macchina secondo viamichelin. Io aggiungerei le pause.

Mercoledì mattina (ora stimata 5.10 più o meno) partirò da Mesagne. Avrò con me i miei libri, «Cianfrusaglia» e «Barricate!», che viaggeranno così sulla “diagonale d’Italia”, da sud-est a nord-ovest.

Conto di arrivare ad Aosta in serata, oppure il giorno dopo (giovedì), a seconda che decida di fermarmi o meno. Cercherò di trasformare il mio viaggio in una “traversata poetica”.

A bordo della mia Fiat Multipla grigia, riconoscibile dal fatto che gli specchietti retrovisori sono tenuti su con lo scotch, percorrerò l’Adriatica, cercando piccole occasioni di poesia.

DI CHE COSA SI TRATTA:

1. LA SOSTA IN AUTOGRILL

Mi riprometto di fermarmi all’autogrill almeno una volta per ogni regione che attraverserò. Avrò con me una copia di «Cianfrusaglia», e/o di «Barricate!». Ogni volta che sarò al banco a bere un caffè, oppure seduto a un tavolo, la/le appoggerò vicino. La prima persona che dovesse riconoscermi, nei panni di “protagonista” di questa iniziativa delirante la/le riceverà in regalo.

«Ma sei Mario?», potreste chiedermi incontrandomi.
«Ma quel libro è Cianfrusaglia (o Barricate!) ?»

È chiaro che, essendo io un perfetto sconosciuto, il gioco ha qualche possibilità di funzionare solo se chi legge contribuirà a diffonderlo via internet (condividete l’evento!), o se qualche pazzoide deciderà di farsi un giro apposta, dalle parti dell’autostrada, sperando di incontrarmi.

2. I VOLANTINI POETICI

Conto di portarmi dietro qualche decina di volantini con le mie poesie, che lascerò qua e là per l’Italia. Prego chi ne trovasse uno di darmene notizia qui, sul blog http://ziapoe.noblogs.org/. Il nome degli eventuali ritrovatori sarà pubblicato insieme all’indicazione del luogo di rinvenimento.

Cercherò di aggiornare via via l’evento, ad esempio dicendo i luoghi in cui potere trovare un volantino, ma sappiate che sono uno dei pochi esseri rimasti a non possedere uno smartphone, per cui dovrò cavarmela con portatile e chiavetta.

3 – LIBRO ABBANDONATO, LIBRO RITROVATO?

Sperando che le due copie siano ritrovate, e lette, da qualcuno, intendo “abbandonare” nel sud Italia una copia di «Cianfrusaglia», e nel nord una di «Barricate!», entrambe dedicate. In questo caso non dirò dove le ho lasciate, quindi buona ricerca!

4 – LA FINTA SOSTA POETICA

La (finta) sosta poetica (o le finte soste poetiche, si vedrà) sono un’idea estemporanea che potrebbe trovare o non trovare attuazione concreta a seconda delle situazioni e del mio umore. Sarebbe bello, come in un film, imbattersi – voi – in un tizio strano – io – che sta facendo una lettura poetica in un’area di sosta autostradale o in qualche altro posto non consueto. A me piacerebbe, almeno, ma bisogna vedere se avrò la facciatosta necessaria.

CONCLUSIONE

Insomma, se mercoledì (e/o giovedì mattina) in un bar o lungo l’autostrada doveste incontrare un tizio con un libro verde e un libro rosso accanto, provate a chiedere se sono io. Magari ve li portate a casa. E, per favore, per far riuscire il gioco, provate a “spammare”, condividere, diffondere il più possibile questo articolo, contribuendo a organizzare su scala nazionale questo mio piccolo gioco.

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