ll bimbo delle fiabe

Poesia scritta e registrata per l’Indiebook Festival di Aosta, organizzato dalle Edizioni END. Parla del bimbo delle fiabe, ma non è un testo per bambini; oppure sì, ma è amaro, come certe fiabe. Parla del bimbo delle fiabe e dei bambini senza fiaba. Quelli piccini e quelli cresciuti.

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Io per fortuna

Metrica liberissima. Parlo di guerra. Non è una novità, ma i tempi sono questi. «Io per fortuna» è titolo provvisorio. Ritengo non sia ancora finita, ma inizio a pubblicare questi versi. «Io per fortuna – parte I», allora.

Io per fortuna (- parte I??)

Io per fortuna non ne ho visti mai,
cadaveri in strada,
ma ho visto le immagini trasmesse,
i corpi di bambini massacrati,
i visi delicati;
e certo le bombe non sono l’esclusiva,
neppure di lontano,
dei terroristi spaventosi e brutti,
di quelli con la barba e la bandiera:
i mandanti indossano la giacca,
giacca e cravatta (appretto); e gli aviatori,
celesti esecutori,
portano divise e gradi veri, lassù, nell’alto dei cieli;
centrano in terra gli uomini di buona volontà.

Io per fortuna non ne ho viste mai,
esplosioni che squarciano la quiete,
e già tollero poco i motorini, i botti,
la gente al cellulare; non riesco a immaginare
che sono in casa quando crolla il tetto,
il piano sopra se ne viene sotto
muoio schiacciato, rotto,
perché di sotto, o sopra oppure a lato
vive – viveva – il terrorista,
con la famiglia, i figli oppure solo.

[Mario Badino, notte tra il 15 e il 16 dicembre 2015]

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Stèmbaimì

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Mi accorgo di non aver mai pubblicato sul blog questa poesia, che è stata presentata a Leinì (Torino), al Caleido.Scoppio del 30 luglio 2015, con l’accompagnamento alla chitarra di Federico Folclash Bormida (provate a immaginare che canzone ha eseguito).

È un testo un po’ diverso dal solito per metrica e lunghezza del verso – ho cercato la semplicità – e l’argomento, per una volta, è – vorrebbe essere – l’amore.

Della serata di luglio esiste un video, che spero di pubblicare prossimamente.

La foto della luna è stata scattata da Alessandro Marangio. Il telescopio è di Ivo Mitrugno.

Stèmbaimì

Enuèndenàitascàm
endelendisdark,
e la luna scintilla
nel cielo sulla terra,
e la terra è serena,
e le stelle son braci
che la vegliano belle,
e mi guardi e ti guardo,
ed il mondo è qualcosa

Uèndenàitascàm,
endelendisdark,
ma non completamente,
e la luce del cielo
riesce a muovere i passi
che ci portano svelti,
e ti sento e mi senti

So, so uèndenàitascàm,
e la terra rinfresca,
l’aria tocca le braccia
e ci bagna la pelle,
ci stringe,
e ci porta ad amarci,
en delendisdark,
sopra i corpi intrecciati,
sotto il cielo di luna
e restiamo intessuti
fino a farci vicini.

[Mario Badino, 29-30 luglio 2015]

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SE-NW: sulla Diagonale d’Italia

diagonale_se_nw

Da Mesagne (Brindisi) ad Aosta ci sono 1189 km, 12h09 di viaggio in macchina secondo viamichelin. Io aggiungerei le pause.

Mercoledì mattina (ora stimata 5.10 più o meno) partirò da Mesagne. Avrò con me i miei libri, «Cianfrusaglia» e «Barricate!», che viaggeranno così sulla “diagonale d’Italia”, da sud-est a nord-ovest.

Conto di arrivare ad Aosta in serata, oppure il giorno dopo (giovedì), a seconda che decida di fermarmi o meno. Cercherò di trasformare il mio viaggio in una “traversata poetica”.

A bordo della mia Fiat Multipla grigia, riconoscibile dal fatto che gli specchietti retrovisori sono tenuti su con lo scotch, percorrerò l’Adriatica, cercando piccole occasioni di poesia.

DI CHE COSA SI TRATTA:

1. LA SOSTA IN AUTOGRILL

Mi riprometto di fermarmi all’autogrill almeno una volta per ogni regione che attraverserò. Avrò con me una copia di «Cianfrusaglia», e/o di «Barricate!». Ogni volta che sarò al banco a bere un caffè, oppure seduto a un tavolo, la/le appoggerò vicino. La prima persona che dovesse riconoscermi, nei panni di “protagonista” di questa iniziativa delirante la/le riceverà in regalo.

«Ma sei Mario?», potreste chiedermi incontrandomi.
«Ma quel libro è Cianfrusaglia (o Barricate!) ?»

È chiaro che, essendo io un perfetto sconosciuto, il gioco ha qualche possibilità di funzionare solo se chi legge contribuirà a diffonderlo via internet (condividete l’evento!), o se qualche pazzoide deciderà di farsi un giro apposta, dalle parti dell’autostrada, sperando di incontrarmi.

2. I VOLANTINI POETICI

Conto di portarmi dietro qualche decina di volantini con le mie poesie, che lascerò qua e là per l’Italia. Prego chi ne trovasse uno di darmene notizia qui, sul blog http://ziapoe.noblogs.org/. Il nome degli eventuali ritrovatori sarà pubblicato insieme all’indicazione del luogo di rinvenimento.

Cercherò di aggiornare via via l’evento, ad esempio dicendo i luoghi in cui potere trovare un volantino, ma sappiate che sono uno dei pochi esseri rimasti a non possedere uno smartphone, per cui dovrò cavarmela con portatile e chiavetta.

3 – LIBRO ABBANDONATO, LIBRO RITROVATO?

Sperando che le due copie siano ritrovate, e lette, da qualcuno, intendo “abbandonare” nel sud Italia una copia di «Cianfrusaglia», e nel nord una di «Barricate!», entrambe dedicate. In questo caso non dirò dove le ho lasciate, quindi buona ricerca!

4 – LA FINTA SOSTA POETICA

La (finta) sosta poetica (o le finte soste poetiche, si vedrà) sono un’idea estemporanea che potrebbe trovare o non trovare attuazione concreta a seconda delle situazioni e del mio umore. Sarebbe bello, come in un film, imbattersi – voi – in un tizio strano – io – che sta facendo una lettura poetica in un’area di sosta autostradale o in qualche altro posto non consueto. A me piacerebbe, almeno, ma bisogna vedere se avrò la facciatosta necessaria.

CONCLUSIONE

Insomma, se mercoledì (e/o giovedì mattina) in un bar o lungo l’autostrada doveste incontrare un tizio con un libro verde e un libro rosso accanto, provate a chiedere se sono io. Magari ve li portate a casa. E, per favore, per far riuscire il gioco, provate a “spammare”, condividere, diffondere il più possibile questo articolo, contribuendo a organizzare su scala nazionale questo mio piccolo gioco.

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Potrebbe andare peggio, ma anche meglio

Una poesia nuova. Un po’ un abbozzo.

Potrebbe andare meglio, ma anche peggio

L’occhio del ciclone è chiuso
per rinnovo dei locali.
Sento che s’avvicina il vento.
Abituato a correre
nella calma innaturale
che precede il disastro,
me ne sto fermo contro il muro.

Il vento fa macerie,
il tempo turbina nel vento.

[Mario Badino, finita il 26 giugno 2015]

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Europa

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Oggi, sabato 20, è la Giornata Mondiale dei Rifugiati e dei Richiedenti asilo. Cade in un periodo in cui troppe persone lasciano parlare gli egoismi più cupi, spacciando propositi inumani per semplice buonsenso.

Una poesia scritta abbastanza di getto, senza particolare attenzione alla metrica. Vi chiedo il favore di diffonderla, se vi piace e se ne condividete il contenuto. Vorrei che girasse il più possibile…

Europa

Si prenda atto
del fatto
che l’Europapremionobelperlapace
non è capace
oppure non ha voglia
non ha interesse a
– o ha interesse a non –
intervenire per i bisognosi,
trovare un posto agli ultimi del mondo
dopo che il posto loro
è stato requisito
dall’appetito delle Grandi Marche
e dalla fame di petrolio,
sete di terra e basi
delle democrazie occidentali.

Si prenda atto
del fatto
che chiunque di noialtri,
buono a parlar cattivo
e a scrivere sui social
(non dico senza errori),
trovandosi alle prese con la guerra
farebbe armi, bagagli e carte false
per mettere al sicuro
se stesso e i propri cari;
e che, a non farlo,
sarebbe senza cuore, o senza testa,
e in ogni caso in breve senza vita.

Si prenda atto, dico,
del fatto che la Libia
l’abbiamo bombardata «per giustizia»,
la Siria in amicizia,
l’Afghanistan, l’Iraq con semplice incoscienza,
si prenda atto dell’inadempienza
in fatto di rispetto dei diritti,
schiacciati dal rispetto dei profitti.

Tu dici
che aiutarli «a casa loro»
sarebbe più efficace.
È quindi sufficiente
piantarla di tramare guerre,
rubare le risorse
e imporre le ricette meno adatte
ai popoli del mondo,
buone però per chi le raccomanda.

Si prenda atto anche
che se la ruota gira
– e gira sempre la ruota della storia –
o prima o dopo cambieranno i ruoli;
che gli USA sono pieni di Salvini, di Bossi,
Mr and Mrs Rossi;
che abbiamo tutti mani e pancia,
gambe per camminare, e piedi,
in barba ai segni colorati
tracciati sopra il bordo degli Stati
nelle tue belle carte fatte in scala.

[Mario Badino, 17 giugno 2015]

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Distrazione

Un abbozzo, uno sfogo.

DISTRAZIONE
(la guerra tra poveri)

L’ordine di sollevarmi da terra
e di portarmi via
è l’ordine impartito da padroni
vostri, i vostri padroni,
i capi con i quali tutti i giorni
dovrete confrontarvi.

Guardate ai modi, al merito, ai motivi;
dovete stare, voi:
è sciocco lucidare sbarre e gabbie.

[Mario Badino, 16 giugno 2015]

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Silenzio

mare_ulisse

Silenzio

Son morti in 700,
noi non c’entriamo niente.

Ci si prepara e dopo cena s’esce,
la Samp pareggia in casa col Cesena,
forse si va a ballare.

Domani le parole necessarie
a stendere il silenzio sulle vite
saranno pronunciate.

Son morti in 700,
e non c’entriamo niente.

[Mario Badino, 19-20 aprile 2015]

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Dove la strada fa naufragio [mariobadino.noblogs.org]

Copio e incollo dal (mio) blog http://mariobadino.noblogs.org/.

alzati_cammina

Con riferimento all’articolo sulla passeggiata Mesagne-Latiano, “ambientato” nella campagna pugliese, che ho recentemente ripubblicato nel blog, trascrivo di seguito una mia poesia sullo stesso argomento, contenuta nel libro «Barricate!».

Mi convinco sempre più che camminare, osservare e raccontare sono ottime forme di lotta e di non omologazione alla scietà della plastica e dei salotti televisivi.

Campagna

Calpesto i passi dell’asfalto antico,
che irradia la città nelle campagne
sotto la scorta degli ulivi.

Anche gli ulivi sono antichi:
reggono foglie e bucce di cicala,
procedono tortuosi verso l’alto
per inseguire il cielo che li tenta.

E il cielo scende basso all’orizzonte,
dove si perde la terra,
dove la strada fa naufragio.

[Mario Badino, «Barricate!», Edizioni END]

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Montale

Sopra il cruscotto dell’auto,
per caso non per Montale,
ho un pezzo d’osso di seppia.

Qualche cd scompagnato,
per terra grani di sabbia,
poco più su gli scontrini.

Li tengo non per conforto,
giusto il disordine pigro
che spinge avanti la vita.

Quanto disgusto il potere,
che uccide per perpetuare
se stesso sopra la terra.

[Mario Badino, 2 marzo 2015]

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