Stringi

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Una poesiola allegra, buona per la buona notte. Senza pretese, ovvio.

Stringi

Stringi la morsa, testa.
Prova a portarmi in giro,
oltre questo sconforto.
Portami in giro, sonno,
chi si trattiene è morto.
Fischia. Queste mie membra
sussulteranno al fischio,
avranno un altro guizzo.

[Mario Badino – notte tra il 24 e il 25 gennaio 2014]

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Aiuola

Una specie di nascondino erotico. Sembra che l’argomento sia questo.

Aiuola

A-iuola piena di fiori
fuori compatta, viola,
verde del gambo, lungo,
macchia dilaga là sopra,
macchia di viola, di vino,
comodo questo pertugio,
scomodo l’ape bussando,
entrando m’accomodo
nel mio rifugio nascosto
Fuggo il fuggire del giorno,
ti vedo: sgambetti qua attorno;
ecco si tinge di porno
il pensiero nascosto
oltre lo stelo dei fiori
Afa d’agosto, capisco,
che di quaggiù non mi sposto
finché mi trovi e ci amiamo

come i papaveri il grano.

[Mario Badino – 24 gennaio 2014]

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Meriggiando

Meriggiare è Montale. Meriggiare è l’estate. Meriggiare è uno stato dell’anima. Nostalgia, più che di tempi remoti, di quell’assoluto al quale – forse – aneliamo. Se c’è un assoluto, oltre il vuoto che piglia lo stomaco.

Quello che segue è uno schizzo. Il primo di una serie di tentativi di esprimere la sensazione che ho sulla punta dell’essere, e che non riesco a dire.

Meriggiando (abbozzo 1)

vialetti ripiegati su se stessi,
piemontesi,
pigramente – è pomeriggio pieno;
il profumo debordante dei fiori,
la ghiaia sotto i piedi

[Mario Badino]

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Acciuga

Ho letto questo testo ieri a Torino, al Murazzi XMAS Slam, insieme a Lascia che ti percorra e altri pezzi.

Mi sono classificato terzo. Pubblico di seguito «Acciuga», che ho cercato di ammantare di suspence, promettendo di diffonderla soltanto dopo la gara.

So perfettamente che di questa mia strategia non si è accorto nessuno…

Acciuga

E magari farò come l’acciuga,
come l’acciuga scaltra,
quella che, accanto alle lampare, fiuta
la rete e s’allontana, svelta,
passa sotto la chiglia delle barche
e giunge indenne a riva.
Si ferma brevemente lungo il delta,
il tempo necessario
per prendere la sporta con il sale,
un attimo, e risale
lungo il corso del fiume grande, lento,
che si stende sereno;
odori sconosciuti tutt’intorno:
la notte, la campagna,
la melma, lungo i bordi, gracidante.
Com’è avvincente, pensa,
sembra un romanzo, e con la mente torna
ai pochi libri letti,
pochi, povera acciuga,
che il mare con il sale non conserva
l’inchiostro sulla carta,
lo confonde. Si sente vagabonda,
mentre nuota nel fiume:
ha abbandonato il banco, dopotutto;
forse c’è chi la cerca,
c’è chi la crede già morta pescata,
forse chi ancora spera
di trovarla. Ma tira avanti dritto,
risale la campagna,
si ferma qualche volta a rifiatare;
poi via, verso il Monviso:
chissà se l’acqua di montagna è buona
come si dice al mare,
se basterà il sale nella sporta,
che se finisce è morta.

Così mi sento anch’io: come l’acciuga,
come l’acciuga astuta;
astuto come un’acciuga, si dice,
c’è il proverbio. Mi fermo:
ed ecco la città con le sue luci.
I ponti sfavillano,
gli squarci dei lampioni nella notte
richiamano le stelle.
C’è voglia di avventura nei miei passi,
sprizzo vita dai pori.
Oltre le macchine ferme, in divieto,
accanto al parapetto,
l’acqua del fiume scorre silenziosa,
resto un instante fermo,
la contemplo sognante, poi riparto,
raggiungo il ristorante.
Oggi gran fiera della bagna caoda,
pazienza per l’acciuga. Mangio.

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Lascia che ti percorra

Una poesia nuova. La reciterò al XMASLAM venerdì sera a Torino oppure no? Venite e saprete!

Lascia che ti percorra

Amami, cazzo,
su, prendi un po’ d’amore,
versalo nel bicchiere
e bevilo d’un fiato,
buttalo giù di corsa,
senza pensare,
e se ti cade
addosso, lascia fare,
approfittane,
spalmalo, spalmiamoci
addosso, ora,
io te tu me, indistinti,
felici, avviluppati,
la notte è poca,
breve come la vita,
stringi il mio corpo,
lascia che ti percorra,
la strada è urgente,
calpestami con cura,
sappiamo entrambi
che non c’è spazio
fuori di questa stanza,
che il mondo ha chiuso,
che domattina riapre,
che ciò che è perso è perso
e se ti ho persa persa,
non resta niente,
niente che mi consoli.

Adesso dormi,
ma prendi un po’ d’amore,
domani a colazione,
e bevilo d’un fiato.

[Mario Badino, notte tra il 17 e il 18 dicembre 2013]

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XMASLAM ai Murazzi, venerdì 20 dicembre

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Piccola notizia: all’anti-slam di Châtillon di venerdì scorso ho vinto io, cioè sono riuscito a dimostrare di essere il poeta peggiore della serata.

Ora mi tocca provare a dimostrare il contrario al XMASLAM (lo slam di Natale), condotto da Max Ponte e Bruno Rullo, che si terrà a Torino, ai Murazzi, al Magazzino sul Po, a partire dalle 21.00.

Saranno ospiti il rapper Matteo Alp King e la poetessa Anne Addolorato per Navigli Poetry Slam.

Alla consolle il pj: Anche RadioRaheem Detto.

Chi si trovasse da quelle parti, può fare un salto e ascoltare i poeti duellanti, votare, fare un po’ di tifo… Il bar è fornito, l’ingresso è libero con tessera Arci.

Lo slam di Natale, infine, sarà la prima occasione utile per ascoltare la mia nuova poesia, «Acciuga», che pubblicherò su queste pagine soltanto dopo la serata.

QUI l’evento su Facebook.

E venitevi a sentire un poco di poesia!

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Venerdì 13: Anti-slam!

Venerdì 13 dicembre parteciperò al 1° Anti-slam valdostano, alle 21.30 al centro Hibou di Châtillon (Aosta).

Che cos’è un anti-slam? Uno slam in cui vince la poesia più brutta. Ma per scrivere apposta una poesia brutta bisogna essere bravi… Vedremo come andrà. Per ora ho pronto un testo orripilante (piuttosto volgare, oltretutto, dovendo partecipare “al contrario” rispetto al solito), e credo che me ne possa servire un altro.

La serata si preannuncia divertente. Venite a buàrmi, permettendomi così di arrivare in finale; oppure innamoratevi dei miei versi ed eliminatemi subito.

A voi la scelta.

Conduce l’anti-slam il poeta Simone Torino. Primi concorrenti (se ne aggiungeranno altri): Mario Badino, Viviana Rosi, Francesca Schiavon.

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Le parapluie rouge

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Poesia francese, prima o poi doveva capitare (era successo già una volta, in realtà, per un concorso scolastico alle superiori, ma era il lontano ’92).

È accaduto perché questa poesia è nata dalla foto di ambientazione parigina, opera del fotografo Romain Bosonin, che apre questo post.

Come giudicare questo mio tentativo proprio non lo so. Intanto ve lo propongo, con traduzione italiana di seguito.

Le parapluie rouge

Juste un éclair d’Orient
se frayant un chemin
dans le ventre mouillé
de Paris ; des rides,
rien que des rides de pluie,
sur le décor commun
que le ciel surplombe.

[Mario Badino, 21-22 novembre 2013]

[Traduzione letterale: L’ombrello rosso // Appena un bagliore d’oriente/che si apre il cammino / nel ventre bagnato / di Parigi; rughe, / soltanto rughe di pioggia, / sullo scenario consueto / sovrastato dal cielo]

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Fuori dalla tana

E io vorrei che, uscendo dal letargo,
ci fosse dato di abbracciarci a lungo,
mentre ci scalda il sole
togliendoci di dosso la pelliccia.

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Piove

Governo ladro un cazzo:
la pioggia di quest’oggi è poesia,
è vita che sgocciola,
come le nubi che scendono in città
e avvolgono le case,
simili a braccia posate sul cuore.

Cosa c’entra il governo?
È ladro, certo, ma senza poesia:
la forza che dispiega
è repressione ottusa e criminale
di quanto vive ancora.
La pioggia vive, vive la natura
finché ci riusciranno,
mentre il potere copre il suo saccheggio
con belle frasi, e invita
alla moderazione i cittadini.

E dopotutto è autunno:
la pioggia rende lucide le foglie
sui rami variopinti,
sembra pulisca il mondo e la mia mente.

[Mario Badino, tra il 20 e il 23 ottobre 2013]

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